Negli ultimi anni la fotobiomodulazione (PBM) applicata al cervello ha suscitato crescente interesse nella comunità scientifica. L’utilizzo di luce rossa e vicino infrarosso per modulare l’attività cellulare, in particolare a livello mitocondriale, rappresenta un ambito di ricerca promettente nelle neuroscienze.
Una recente revisione sistematica ha analizzato in modo approfondito le tendenze relative ai dispositivi e ai parametri utilizzati nella Brain Photobiomodulation, offrendo un quadro chiaro dello stato attuale della ricerca.
L’analisi della letteratura scientifica
La revisione ha preso in esame 2133 articoli provenienti da banche dati internazionali come PubMed, Scopus, Web of Science e Google Scholar.
Dopo una rigorosa selezione metodologica, sono stati inclusi 97 studi clinici e sperimentali, nei quali la stimolazione luminosa veniva applicata a livello della testa e/o del collo.
Gli autori hanno estratto e analizzato diversi parametri fondamentali:
- tipologia di dispositivo
- area di applicazione
- sede di stimolazione
- lunghezza d’onda
- modalità operativa (continua o pulsata)
- densità di potenza
- densità di energia
- potenza totale
- energia per sessione
- durata del trattamento
Per organizzare i dati, i dispositivi sono stati classificati in 11 categorie differenti, in base alle loro caratteristiche tecniche.
Quali dispositivi vengono utilizzati?
Dall’analisi emerge che:
- Il 21% dei dispositivi utilizzati è costituito da manipoli laser.
- Il 28% degli studi non descrive in modo dettagliato il dispositivo impiegato.
Quest’ultimo dato è particolarmente rilevante: una quota significativa di ricerche non fornisce informazioni tecniche complete, rendendo difficile la riproducibilità dei risultati.
La varietà dei dispositivi e dei parametri suggerisce che la ricerca sia ancora in una fase di consolidamento metodologico.
Ambiti di applicazione più studiati
Gli studi meglio strutturati e con risultati più consistenti riguardano:
- il miglioramento della funzione cognitiva
- la caratterizzazione fisiologica degli effetti cerebrali della PBM
Sono stati inoltre analizzati studi relativi a patologie neurologiche come:
In questi ambiti sono stati riportati esiti positivi, ma con protocolli molto diversi tra loro, il che rende difficile stabilire quali parametri siano realmente più efficaci.
Il nodo centrale: la standardizzazione
Uno dei principali risultati della revisione è l’evidente mancanza di uniformità nei protocolli di stimolazione.
Per la stessa condizione clinica vengono utilizzate:
- lunghezze d’onda differenti
- densità energetiche variabili
- tempi di trattamento non sovrapponibili
- modalità operative diverse
Questa eterogeneità limita la possibilità di confronto tra studi e rende complesso definire linee guida condivise.
Gli autori sottolineano quindi la necessità di:
- standardizzare la modalità di reporting dei parametri
- condurre studi comparativi controllati con placebo (sham-controlled)
- identificare con maggiore precisione i parametri ottimali per ciascuna condizione neurologica
Perché la precisione dei parametri è fondamentale?
La fotobiomodulazione agisce principalmente a livello mitocondriale, influenzando:
- metabolismo ossidativo
- produzione di ATP
- modulazione dello stress ossidativo
- segnalazione cellulare
Tuttavia, l’effetto biologico della luce dipende fortemente da:
- dose
- intensità
- durata
- frequenza
- profondità di penetrazione
In altre parole, non è sufficiente “applicare luce”: è necessario definire con precisione il protocollo affinché l’effetto sia riproducibile e clinicamente significativo.
Il futuro della Brain PBM
La fotobiomodulazione cerebrale rappresenta un campo promettente, ma ancora in evoluzione.
Le evidenze attuali suggeriscono potenziali benefici sulla funzione cognitiva e su alcuni aspetti neurofisiologici, ma per consolidare l’applicazione clinica saranno necessari:
- protocolli standardizzati
- maggiore trasparenza nella descrizione tecnica
- studi multicentrici controllati
- definizione di linee guida operative
La direzione della ricerca è chiara: passare da una fase esplorativa a una fase di consolidamento metodologico.
fonte: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38600582/

