L’uso non invasivo della luce per rigenerare denti – e, potenzialmente, anche per ripristinare la funzionalità di organi danneggiati – rappresenta una promettente alternativa alle terapie tradizionali. Sebbene vi siano ancora delle incomprensioni che ostacolano la piena adozione clinica, il potenziale terapeutico della fotobiomodulazione (PBM) è ormai evidente.
Cos’è la fotobiomodulazione (PBM)?
La PBM, anche conosciuta come terapia con luce a bassa intensità (LLLT), è un trattamento non termico e non invasivo che utilizza sorgenti luminose non ionizzanti (laser o LED) per indurre reazioni biochimiche nei tessuti, soprattutto a livello mitocondriale, attraverso l’attivazione di composti endogeni. Queste reazioni sono spesso legate ai processi redox cellulari.
Rigenerazione dei tessuti attraverso la luce
La fotobiomodulazione è studiata per numerose applicazioni cliniche, tra cui la rigenerazione tissutale attraverso cellule staminali. Normalmente, per stimolare la crescita delle cellule staminali, si ricorre a procedure invasive: prelievo, coltura e reinserimento. Tuttavia, recenti ricerche dimostrano che la sola esposizione alla luce può stimolare la rigenerazione direttamente nel corpo del paziente, senza necessità di manipolazioni esterne.
Luce e rigenerazione del fegato
Un team israeliano ha dimostrato come la luce possa favorire la rigenerazione epatica. Dopo aver rimosso il 70% del fegato a un gruppo di ratti, i ricercatori hanno trattato una parte con luce laser a 804 nm. I risultati sono stati sorprendenti:
- 2,6 volte più cellule in proliferazione nei fegati trattati
- 3,3 volte più vasi sanguigni neoformati
- 2,3 volte più cellule staminali attive
Rigenerazione del cuore dopo infarto
Un’altra sfida è stata applicare la PBM per rigenerare tessuto cardiaco dopo un infarto. I ricercatori hanno irradiato il midollo osseo tibiale di ratti infartuati, inducendo le cellule staminali a migrare verso il cuore danneggiato. Dopo 3 settimane:
- La cicatrice nel tessuto cardiaco si era ridotta del 76%
- Il dilatamento ventricolare era calato del 75%
- L’infiltrazione di cellule staminali era 25 volte superiore
Questo approccio apre la strada a terapie non invasive per stimolare la rigenerazione cardiaca, potenzialmente applicabili anche ad altri organi colpiti da ischemia o degenerazione.
Rigenerazione dentale: una rivoluzione per l’odontoiatria
Praveen Arany, ricercatore e odontoiatra, ha dimostrato che la luce può stimolare la formazione di dentina (lo strato sotto lo smalto) nelle cavità profonde dei denti. Nei suoi esperimenti su roditori, l’esposizione a luce laser da 810 nm ha favorito la rigenerazione dentinale, evitando il ricorso a trattamenti come il canale radicolare.
Questo approccio potrebbe portare alla rigenerazione naturale dei denti nei pazienti, eliminando perforazioni, otturazioni e trattamenti invasivi.
Come funziona a livello molecolare?
La luce stimola la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) che attivano una proteina naturale, il TGF-ß1, fondamentale per la differenziazione delle cellule staminali dentali in tessuto dentinale.
Ottimismo per il futuro della PBM
Nonostante alcuni ostacoli legati alla confusione con l’optogenetica (una tecnica che modifica geneticamente le cellule per renderle sensibili alla luce), la PBM si conferma una terapia sicura, accessibile e promettente.
Il futuro vedrà lo sviluppo di dispositivi ottici adattati alla clinica, e forse anche l’estensione della PBM a malattie neurodegenerative, patologie croniche e chirurgia rigenerativa.
In conclusione
La fotobiomodulazione è una frontiera della medicina rigenerativa: sfrutta la luce per attivare processi naturali di guarigione e rigenerazione nei tessuti umani. Non solo rappresenta un’alternativa non invasiva ed economica, ma apre le porte a nuove cure che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza.
FONTE: https://www.laserfocusworld.com/test-measurement/research/article/16548173/photobiomodulation-regeneration-without-risk-light-enabled-tissue-repair

